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Spesso, rilassati al sole della bella stagione oppure affannati in qualche spossante attività, ci
capita di essere infastiditi terribilmente dal frullo frenetico di un qualche imenottero. Che sia
una vespa, un bombo, un’ape, l’idea di essere punti, specie per soggetti allergici, è una
prospettiva non troppo rassicurante. Niente biasimo, è normalissimo.

Tuttavia, nella comunità scientifica come nella cultura popolare, è ormai largamente
riconosciuto l’importante ruolo di suddetti insetti e delle api in modo particolare. Il motivo è
semplicissimo, primitivo oseremmo dire. Questi esseri sono responsabili del ciclo di fioritura di
una fetta consistente delle piante presenti sul pianeta. Pare, pensate, che su 100 colture che
vanno a costituire quasi il 90% della produzione mondiale di cibo, una settantina di queste
siano legate, direttamente o indirettamente, alle attività di impollinazione delle nostre
operose amiche. Tutto quel traffico, quell’andirivieni ininterrotto del quale a volte intralciamo
la via è quindi assolutamente indispensabile e benedetto. E questo l’abbiamo assodato.

Nel mondo dell’apicoltura il lavoro spontaneo e irrinunciabile delle api è ovviamente
sorvegliato dall’uomo, che ne ricava preziose materie prime senza sfruttare e stressare le
creature in questione. Altro concetto che conosciamo benissimo. Proviamo quindi a dire
qualcosa di “nuovo”.

Vi siete mai imbattuti, di notte, in autostrada come in qualche viuzza di campagna, in furgoni,
camioncini, carretti, carichi di arnie? Si? No? Ebbene, non tutti sanno (io ne ero
completamente all’oscuro) che molti apicoltori praticano quella che è definita la transumanza
delle api. Esattamente. Nottetempo, con le nostre amichette tutte dentro l’alveare, l’apiario
intero si carica a bordo per un tragitto di decine, se non centinaia di km. Scopo di questa
piccola migrazione è la ricerca di posti adatti per portare al pascolo le api, quando magari i
campi di origine sono spogli oppure per seguire l’andamento stagionale sul territorio di
determinati fiori. Quante attenzioni! Una vera e propria villeggiatura. Arrivate a destinazione, il
mattino seguente, le api bottinatrici prendono subito confidenza con il nuovo ambiente che le
ospita e via a volar di fiore in fiore. Questo nomadismo apistico sta diventando una pratica
sempre più diffusa tra chi fa apicoltura per mestiere o per passione. Un modo per mantenere
standard di sapori e qualità del miele, che ovviamente ci consegna prodotti sempre più
raffinati e controllati. Mieli gourmet!

È il caso del nostro amico Nazario Fania, di cui spesso abbiamo parlato, produttore del Miele
del Molise, con sede a Montagano (CB), ma da anni transumante a caccia del campo perfetto.
Con il quale speriamo presto di mettere a segno alcune interessanti iniziative di incoming ed
esportazione. Incrociamo le dita. Chi l’avrebbe mai detto che il Molise, centro delle antiche
transumanze di armenti, fosse a secoli di distanza protagonista di transumanze di api…

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