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Il piccolo borgo di Bonefro è custodito quasi come un segreto dalle pieghe dei colli frentani. A sud è incastrato ad una fitta macchia boschiva che ne rende il clima fresco anche d’estate e l’aria estremamente gradevole. Terre coltivate, note agli antichi per la loro fertilità, rappresentano il rimanente contesto.

Ad onta delle circa mille e duecento anime che lo popolano, il comune ha conservato nel tempo una certa vitalità e intraprendenza, che del resto lo avevano caratterizzato anche dal secondo dopoguerra fino agli anni ottanta; periodo che, per la gran parte dei paesi molisani, ha segnato l’ultimo momento di entusiasmo e occasione di sviluppo.

Secondo la leggenda il villaggio sorge come conseguenza del misterioso “ratto delle venafrane”. L’episodio in questione, tra storia e mito, si fa risalire indicativamente tra Alto e Basso Medioevo. Era il mese di maggio, pellegrini della città di Venafro e diretti al Santuario di San Michele Arcangelo – in Monte Sant’Angelo, nelle alture del Gargano – incapparono nell’imboscata di alcuni contadini libidinosi che sottrassero senza troppi complimenti le donne del gruppo, con scopi che non è difficile immaginare. Non è chiaro se a fondare l’attuale Bonefro fossero state le nuove coppie di bruti-donne rapite o se invece gli inconsolabili uomini venafrani, accampatisi con la speranza di riavere o di onorare in qualche modo il maltorto. Comunque sia due varianti della medesima teoria, che cerca legittimazione soprattutto sull’assonanza dei nomi Venafro e Bonefro, che sarebbe dovuta alla celebrazione di questo ratto quale genesi del nuovo abitato. A favore di questa tesi si è appuntata anche la ricorrenza di alcuni cognomi in ambedue i comuni molisani. Tuttavia, ricerche più approfondite e documenti storici, pur non negando affatto la plausibilità del rapimento delle donne, sembrano portare definitivamente in altre direzioni. Dopotutto il nesso -fr- è molto ricorrente nei termini di origine osca (la lingua degli antichi sanniti).

Al di la delle affascinanti congetture sulle sue origini, Bonefro ha tante altre storie da raccontare e far toccare con mano. Un castello longobardo a quattro torri si mimetizza letteralmente tra l’abitato del borgo antico. Rimasto sempre occupato negli anni si è poi suddiviso in appartamenti, fondendosi con disinvoltura a le forme e ai colori delle costruzioni circostanti. Altro luogo di grande interesse è l’ex convento di Santa Maria delle Grazie. Struttura edificata nel XVI sec e ristrutturata solo di recente; ospita oggi un museo etnografico ed è centro di tante belle iniziative culturali ed artistiche, una fra tante l’archivio fotografico Tina Modotti. E sempre alla fotografia, a pochi passi dal convento, è consacrato Palazzo Miozzi, dov’è visitabile una permanente sui grandi scatti di Tony Vaccaro, il famoso fotografo americano di origini bonefrane. Non possiamo poi non citare le fontane, quella della Terra e quella dei Cechi, rispettivamente del XVIII e XIV secolo, antichi punti di ristoro divenuti veri e propri simboli per la comunità del piccolo comune molisano. Insomma, gli argomenti da approfondire -magari durante una bella passeggiata estiva, o perché no, nel periodo della Santa Pasquetta, rituale di musica e di questua che si protrae nella notte dell’Epifania- a Bonefro non mancano. Noi per ora ci fermiamo qui…

Voi, se passate da quelle parti, ricordate di visitare questo comune. Ne varrà la pena. Garantito.

 

 

 

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